Il 12 Dicembre 1969 l’Italia perse la sua verginità.Poco dopo le 16:30 una bomba esplose nella Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano causando la morte di 17 persone (una morirà dopo oltre un anno in seguito alle ferite riportate in questo evento) ed il ferimento di oltre 80 persone. Oltre a quella di piazza Fontana, fu ritrovata un’altra bomba inesplosa alla Banca Commerciale sempre a Milano e altri 3 ordigni scoppiarono a Roma provocando una ventina di feriti. 5 attentati in meno di 60 minuti nelle due principali città italiane, Roma e Milano. Ma che stava succedendo? Chi aveva messo quelle bombe? Ebbene, dopo 39 anni di silenzi, bugie, depistaggi e un considerevole numero di processi, tutto ciò che i nostri utilissimi mezzi di informazione televisiva hanno ritenuto opportuno dirci è stato: “Per quella strage non c’è nessun colpevole ed i parenti delle vittime sono stati beffardamente condannati a pagare le spese processuali”. Ma le cose non sono andate proprio così…E’ che noi italiani abbiamo l’abitudine di leggere le sentenze come se fossero i risultati domenicali della schedina calcistica. Ci interessa sapere chi ha vinto e chi ha perso, ma non com’è andato il match. In quelle sentenze sono scritte moltissime verità giudiziarie a cui si vanno a sommare un notevole numero di verità storico-politiche individuate da varie Commissioni Parlamentari. E allora cosa si può dire di certo su questo tragico evento che cambiò per sempre il Paese? La strage di Piazza Fontana fu pianificata negli ambienti dell’estrema destra veneta (Ordine Nuovo) e romana (Avanguardia Nazionale), spalleggiati e/o coordinati da ufficiali dei servizi segreti, italiani e non, da vertici militari e da alcuni esponenti politici. I mandanti della strage furono Franco Freda e Giovanni Ventura. Delfo Zorzi fu, con molta probabilità, colui che materialmente posizionò la bomba all’interno della Banca. In pratica, la strage, come tutte le seguenti stragi dell’eversione nera, fu di Stato, sia perché elementi dello Stato (specie del servizio segreto militare) parteciparono alla progettazione del crimine, sia perché altri elementi dello Stato (inquirenti e politici) impedirono alle indagini di accertare la verità e punire i colpevoli. Ma per quale motivo furono messe quelle bombe? Innanzitutto, dovremmo analizzare il clima politico italiano ed il contesto internazionale sul finire degli anni 60. Il famoso ’68 che in Italia, in realtà, fu un ’69. Dopo le prime rivolte studentesche, il fronte dello scontro si spostò all’interno delle fabbriche con le nuove rivendicazioni salariali da parte degli operai. L’autunno del ’69 è passato alla storia come “autunno caldo” per il gran numero di scioperi, manifestazioni e scontri tra gli operai, spalleggiati dagli studenti, e le forze dell’ordine. Scontri, in cui spesso ci scappava il morto. Da alcuni anni il Paese stava pericolosamente spostando il proprio asse politico verso sinistra (in Italia il PCI rappresentava il più grande e potente partito comunista dell’Europa occidentale) e questo per gli USA non era ammissibile. Era l’epoca della Guerra Fredda, in cui l’Italia rappresentava un Paese di frontiera col blocco dell’Europa orientale filosovietica, oltre che una impareggiabile portaerei nel Mediterraneo. Per impedire che ciò avvenisse fu messa in pratica la cosiddetta “Strategia della tensione”, la cui teoria era stata elaborata in un convegno svoltosi dal 3 al 5 Maggio 1965 all'hotel Parco dei Principi a Roma. Tale strategia poteva essere riassunta nello slogan “destabilizzare per stabilizzare”. In pratica, occorreva terrorizzare l’opinione pubblica, far ricadere la colpa del caos sulla sinistra estrema e sugli anarchici, in modo tale da far accettare ai cittadini la proclamazione di uno Stato autoritario e l’emanazione di leggi speciali con cui si limitassero le libertà individuali, si sospendessero i diritti costituzionali e si epurassero un po’ di personaggi scomodi. L’asse politico del Paese doveva ruotare nuovamente verso destra. Attorno alla strage di Piazza Fontana, ci sono dei retroscena molto inquietanti di cui però, ed è bene sottolinearlo, non si hanno certezze. Si sospetta, infatti, che, dopo lo smarrimento causato dalle bombe, il Presidente del Consiglio Mariano Rumor avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni ed il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat avrebbe dovuto decretare lo Stato di emergenza, in modo da far consumare nel Paese una svolta autoritaria. Questo non avvenne, perchè Rumor si rifiutò di avventurarsi in folli avventure, impressionato dalla reazione composta e dignitosa che seppe dare la gente di Milano che gremì Piazza Duomo il giorno dei funerali delle vittime della strage. Alcuni sostengono anche che pochi giorno dopo la strage Saragat fu persuaso da Aldo Moro, allora Ministro degli Esteri, ad abbandonare la scelta oltranzista. Anche se oggi questo progetto potrebbe sembrare molto fantascientifico e romanzato (oggi non c’è neanche bisogno di fare un golpe armato per governare impunemente la nazione, basta addormentare le coscienze con stupidi programmi televisivi scacciapensieri e annacquare gli ideali inculcando nelle menti miseri bisogni materiali), in realtà all’epoca era già stato messo in atto, un paio d’anni prima in Grecia. Inoltre, appena 12 mesi dopo la strage di Piazza Fontana, l’8 Dicembre 1970, si tentò un nuovo Colpo di Stato, il famoso Golpe Borghese, che fu poi annullato, probabilmente su ordine del venerabile Maestro della Loggia P2 Licio Gelli, per oscuri motivi ancora da chiarire. La strage di piazza Fontana è anche denominata “la madre di tutte le stragi” sia perché da essa discesero, direttamente e indirettamente, molti altri fatti di sangue successivi (morte di Pinelli, uccisione del commissario Calabresi, strage di Peteano, strage della questura di Milano, strage di piazza della Loggia, strage del treno Italicus e, soprattutto, strage della stazione di Bologna), sia perché diede inizio ai terribili anni ’70, gli anni di piombo, in cui a questa strategia eversiva, i giovani risposero con la creazione di bande armate di sinistra (Gruppi d’Azione Partigiana (GAP), Nuclei Armati Proletari (NAP), Prima Linea (PL), i Comitati Comunisti Rivoluzionari (Co.Co.Ri), i Proletari Armati per il Comunismo (PAC), le Brigate Rosse (BR), etc.) . Si potrebbe dire metaforicamente che prima di Piazza Fontana la P38, pistola simbolo degli anni di piombo, non esisteva in Italia. Altre furono le vittime di questo tragico evento. Come Pietro Valpreda, l’anarchico indicato dai media come “il mostro”, che dovette scontare ben 3 anni di galera prima che fosse rimesso in libertà. Solo nel 1977 con una sentenza del tribunale di Catanzaro verrà riconosciuto totalmente estraneo ai fatti di Piazza Fontana. Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, morto per essere caduto dalla finestra del quarto piano della questura di Milano dove era trattenuto illegalmente oltre i termini previsti per legge per essere interrogato. Il Questore Guida parlò di suicidio da parte di Pinelli, perché “gravemente indiziato”, anche se questo risulterà totalmente falso. Una sentenza del Giudice D’Ambrosio parlerà di “malore attivo”, intendendo dire che Pinelli non si era suicidato, ma si sarebbe sentito male a causa del forte stress cui era sottoposto, avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe scivolato fuori dalla finestra. Molti restono i sospetti che Pinelli sia stato spinto volontariamente fuori dalla finestra dagli uomini presenti nella stanza del Commissario Calabresi (anche se pare che questi fosse assente al momento della morte di Pinelli), forse perché già morto a seguito dei colpi subiti dai poliziotti durante l’interrogatorio. Il Commissario Luigi Calabresi, ritenuto il responsabile della morte di Pinelli, ucciso circa 3 anni dopo la strage da un commando di due killer che gli spararono alle spalle. Per quella morte sono stati condannati, oltre al “pentito” Marino, 3 esponenti di “Lotta Continua”, Sofri, Pietrostefani e Bompressi, che però si sono sempre dichiarati innocenti. La strage di Piazza Fontana fece un’ulteriore prestigiosa vittima: la democrazia in Italia. Una nazione a cui venne tolta la capacità di autodeterminarsi politicamente. Una parte del governo, dei militari e dei servizi segreti agirono a tutela dello Stato contro la vita dei singoli cittadini che quello Stato avrebbe dovuto proteggere. La strage di piazza Fontana, ormai non più raccontata alle giovani generazioni (se si eccettua la splendida puntata di Blu Notte di Carlo Lucarelli ), dovrebbe essere insegnata in tutte le scuole con i suoi retroscena ed i risvolti politici e sociali. La mia generazione, seppure nata solo un decennio dopo questi tragici eventi, è cresciuta ignorando la portata e la gravità di questo evento e delle stragi successive. Molti pensano addirittura che le bombe in Italia le abbiano messe le Brigate Rosse! Questa storia serve a farci capire che quando avviene un attentato, in Italia o all’estero, e ci viene indicato in pochissimo tempo il colpevole, ci dobbiamo chiedere: “A chi giova questo gesto?” Da questa risposta avremo anche il nome del mandante, anche se a volte è proprio quello che meno ci aspettiamo.
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