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Sismo Flash

  

 

Vittoria Obama

Finalmente è finita! La più lunga (e la più noiosa) campagna elettorale per la scelta del presidente degli Stati Uniti è terminata con la vittoria annunciata di Barack Obama, il nero più bianco che c’è. Dopo un anno intero in cui telegiornali, programmi di approfondimento, quotidiani e siti internet non hanno fatto altro che propinarci quotidianamente l’andazzo delle primarie prima e della campagna presidenziale poi, non era più tollerabile leggere o sentir parlare ancora di elezioni americane. Tanto interesse da parte dei mezzi di informazione italiani è dovuto in buona parte alla novità di un presidente mezzo nero (perché figlio di un keniota e di una donna bianca del Kansas) ma anche dall’attesa quasi messianica di un presidente salvatore della patria. Ed in questo caso, la patria è il mondo intero. Come se un uomo solo, seppur al comando della presunta maggiore potenza mondiale, possa risollevare da un giorno all’altro gli umori dell’umanità, caduta in depressione a causa di crisi finanziarie, terrorismo, bambini morti di fame, aids e genocidi vari. Dimenticando, tra l’altro, che da un po’ di tempo altri attori reclamano un ruolo da protagonista sul palcoscenico internazionale. Si pensi a Cina, Russia e India e a quanto terreno abbiamo recuperato agli Stati Uniti nel campo economico e in quelli militare e tecnologico. Ma la triste Italia dei giorni nostri che c’entrava con le primarie del Partito Democratico a stelle e strisce che proponevano l’alternativa tra il nuovo presidente e la moglie tradita di un ex presidente sassofonista? E che c’entra il nostro paese con la vittoria inevitabile di Obama dopo gli otto anni della disastrosa presidenza di Bush junior? Insomma, perché tutto questo interesse così prolungato per un evento le cui ripercussioni sulla vita degli italiani non saranno per nulla evidenti, né domani né chissà quando? Probabilmente c’era bisogno di trovare qualcosa di diverso su cui dirottare quel minimo di interesse per la politica da parte degli italiani, ormai sempre più inclini all’insofferenza verso i politici di casa nostra. Bisognava pur riempire la pagina politica per vendere i giornali e per andare in onda: ecco allora che per colmare il vuoto del palinsesto dell’informazione italiana sulla politica hanno ben pensato di trasmettere quella che poi si è rivelata la più seguita serie televisiva americana dell’anno. Altro che Dottor House, altro che Lost. La sfida per raggiungere il poter da parte di un nero o giù di lì contro una donna che sfrutta il nome del marito fedifrago era molto più interessante delle dichiarazioni biascicate di Prodi o del ritorno al governo di Mr.B, l’anomalia italiana. Le uscite sempre più imbarazzanti della Palin, alle prese con fucili e vestiti troppo costosi, facevano più scalpore dei provvedimenti dell’attuale governo o della mancata convergenza di vedute dell’opposizione. Fermo restando che dagli Stati Uniti, da un candidato o dall’altro, non è arrivata una presa di posizione chiara e forte su come affrontare concretamente la crisi finanziaria, sull’eventuale ritiro dall’Iraq, su come gestire la minaccia iraniana o su come porsi nei confronti del nuovo espansionismo russo.Ma finalmente è finita. Obama sarà a Washington a gennaio. E adesso?! Di cosa parleranno i nostri grandi opinionisti per i prossimi quattro anni? Dello sfacelo economico, sociale e politico del nostro paese? Ma no! Che noia! Meglio cercare di scoprire quanto abbia speso la Palin per il suo nuovo cappotto.    

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SISMO NEWS
Se la legge e ad Pubblicitatem.
Scritto da Nello Atorino    PDF Stampa E-mail

Il 10 Gennaio scorso Sergio Rizzo, sul Corriere della sera, analizzava il lavoro svolto fino ad oggi dal rivoluzionario ministero della semplificazione normativa, vessillo della Lega nord per la lotta contro gli scempi di Roma Ladrona, che non solo avrebbe tagliato le leggi vecchie non più utili allo Stato ma soprattutto avrebbe eliminato le centinaia di enti “dannosi”, buoni solo a cavare sangue dalle tasche della Padania lavoratrice.

Il risultato del lavoro di più di due anni del ministro Calderoli è praticamente zero. Per ogni decreto legge approvato si è dovuti correre al riparo con un contro decreto per mettere una pezza ai disastri procurato con il primo. Vedi il decreto “taglia-leggi” che con un colpo di spugna tagliava 39000 leggi, subito seguito dal decreto “salva-leggi” che le rimetteva al loro posto, considerato che non ci si era accorti di aver ripristinato la pena di morte in Italia o di aver cancellato la legge che legittimava la Corte dei Conti (sicuro che non l’hanno fatto apposta?).

Per non parlare del taglio delle poltrone prima rimosse poi ripristinate come nell’ultimo emendamento alla finanziaria che taglia del 20% le giunte comunali, provinciali e regionali e che, notizia degli ultimi giorni, non sarà applicato alle prossime elezioni (dove si rinnoveranno 13 amministrazioni regionali) grazie ad un nuovo decreto legge.

Tutta normale amministrazione non fosse che, mentre i grandi decreti del Padano Calderoli vengono annunciati con Titoloni in prima pagina, quelli che praticamente li cancellano vengano emanati in fretta e furia in un silenzio claustrale senza che nessuno ne sappia niente.

 Non saranno mica i decreti di Calderoli leggi ad pubblicitatem? O vuoi vedere che la poltrona parassita è proprio quella del Ministro?

 
Quale futuro?
Scritto da Antonfabio Morena    PDF Stampa E-mail

I giovani nel corso degli anni si trovano sempre di più a vivere una fase di crisi. Poche certezze nel presente, tanti dubbi sul futuro.

Oggi lo passano a studiare sui libri, a prendere ottimi voti, a maturare una conoscenza brillante, tutto per un futuro migliore un domani ricco di soddisfazioni.ma poi si guardano intorno e vedono i loro fratelli, i loro amici, loro conoscenti tutti neo laureati con ottimi voti che cercano lavoro e non riescono a trovarlo.

Vedono una società che non ha interesse per loro, una società che li sta abbandonando, nonostante le infinite promesse dei governi che cambiano, un apparato scolastico sempre più fittizio e scadente, un domani sempre più incerto.

Una volta si diceva che i giovani erano l’investimento per il futuro, la speranza di questo paese, ma dov’è tutto questo? Le uniche risposte che ora stanno avendo sono solo i continui tagli da parte del governo e la scuola che continua il suo inesorabile degrado.

I giovani si sentono sempre più lasciati in balia di un futuro pericoloso, un futuro amaro; Loro che sono mossi dai loro sogni, dai loro ideali, dalle speranze, loro che vorrebbero cambiare davvero questo mondo, loro che si ritengono la generazione che può finalmente far avere a questa nazione il salto di qualità di cui ha bisogno, la generazione che può ridare sorriso all’Italia.

Ma tutto questo viene distrutto da questa società, che l’unico messaggio ormai che è capace di trasmettere è: “ Il domani? Vi conviene cambiare nazione”.

Se tutto questo è vero, cosa ci resta? Solo i sogni, sogni a cui aggrapparsi, ideali che sono infusi all'interno della mente, e del cuore.

Allora cara società se ormai hai dimenticato che il domani saranno i giovani, non ti portare via anche i loro sogni, perché almeno sognare riesce ancora a rendere l’uomo libero.

 


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